4 Aprile 2018

Ansia, controllare il futuro o vivere il presente?

E’ il momento di andare a letto e di riposare dopo una lunga giornata di lavoro o il momento prima di qualcosa di importante, oppure il momento di prendere una decisione…. ed ecco che arriva lei, l’ansia , così familiare che è quasi una compagna. La conosci bene ormai, i pensieri vanno velocissimi e si accavallano al ritmo del battito del cuore sempre più rapido, il respiro è superficiale , il corpo si irrigidisce, stringi i pugni e le mascelle, arriva la sudorazione, talvolta si trasforma in panico. Vorrei definirla scherzosamente un apostrofo nero tra il qui e ora e il lì e allora. Si proprio così, il futuro è fonte di incertezza, dubbi, domande per colmare questo spazio tra il momento presente e l’imperscrutabilità del futuro, abbiamo un’unica certezza: l’ansia.

Pensando alla nostra vita, succede che ci tormentiamo spesso con domande a cui non è possibile dare una risposta. E’ impossibile sapere come quello che facciamo oggi influenzerà il nostro domani, e l’unica cosa che possiamo scegliere riguarda la direzione del nostro prossimo passo, qui e ora. Con questo non voglio svalutare l’importanza dei desideri e delle proiezioni di noi stessi nel futuro, queste ci servono per avere un orizzonte verso cui muoversi: ma chi può sapere realmente cosa ci capiterà domani? La volontà di controllo sulla propria vita ci rende facili prede dell’ansia. Più che un sintomo voglio definirlo come uno stato dell’esistere, un modo di stare al mondo. L’idea che il futuro sia aperto può essere fonte di vertigine o di eccitazione. L’ansia si alimenta di fantasie catastrofiche rispetto a quello che potrebbe succedere. Il bisogno di controllare la propria vita , ci porta a immaginare situazioni drammatiche , così esorcizziamo le nostre peggiori paure vivendole mentalmente…diventiamo ottimi calcolatori ,ma credo che troppo spesso la cosa ci sfugga di mano. Immaginare continuamente il peggio ci porta a non rischiare , a bloccarci e a non evolverci. Il futuro non può essere né tutto roseo né tutto nero. Vi propongo quest’idea: aspettative esageratamente positive o esageratamente negative sono ugualmente fuorvianti. Se è vero che è difficile che tutto possa essere perfetto , è altrettanto improbabile che tutto sia una catastrofe.

Partendo dall’idea che l’ ansia possa essere considerata eccitazione senza respiro, così come Perls, il fondatore della Gestalt intendeva, lavorare in terapia a partire dall’ansia e non sull’ansia poterà a riprendersi il tempo per respirare, e la possibilità di sentire la vitalità nel corpo. Sentire la vitalità , il piacere di vivere fluire nel corpo per tanti è spaventoso, per questo talvolta si preferisce rimanere ansiosi.

In terapia aiuto le persone a dare rassicurazioni alle loro paure e parallelamente a trovare il coraggio per scegliere. La persona che ha riconquistato una consapevolezza presente potrà dire “questa cosa potrebbe andare male , ma potrebbe anche andare bene” e con ragionevolezza considerare le conseguenze negative delle loro scelte solo quando si proporranno. L’ansia può essere il segno della necessità di riprendere contatto con se stessi, con la propria vita, il proprio coraggio di scegliere e cambiare. La stanza dello psicologo è il luogo dove questo è possibile.

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