31 Agosto 2020

L’autunno è alle porte: riparti ricaricato dall’estate o ti senti sopraffatto?

L’estate rappresenta generalmente un periodo di gioia e felicità nell’immaginario collettivo, ma nella realtà non è per tutti così, qualcuno ne esce ricaricato, qualcun altro si sente sopraffatto.  Ci sono persone che intensificano la loro attività lavorativa nel periodo estivo, altre che non hanno potuto permettersi di staccare un po’ dal lavoro (per recuperare dal precedente periodo di chiusura delle attività conseguente al lockdown), altre ancora che nonostante ferie, vacanze e amici non sono riuscite a staccare e divertirsi. 

In aggiunta questa è stata l’estate più particolare che abbiamo mai vissuto, carica di paure e incertezze per il futuro.

La pandemia di Covid19 ha rappresentato un evento  fortemente stressante  e ci sono state ripercussioni nella vita di tutti, perché anche se non siamo stati colpiti direttamente dalla malattia, lo siamo stati tutti dalle conseguenze sul piano comportamentale, emotivo, relazionale, economico e  sociale.  Questo 2020 ha portato nelle vite di tutti noi in primo piano angosce di malattia  e di morte, aspetti che fanno parte della vita, ma che tendiamo tutti a lasciar scivolare sotto il tappeto della consapevolezza, in modo da evitare il confronto con la caducità dell’esistenza.

Quindi non per tutti l’estate è stata occasione di benessere e rilassamento e anche per quelli che sono riusciti a staccare un po’, le preoccupazioni per l’autunno stanno bussando alle porte. Ci aspetta un futuro piuttosto incerto sul piano individuale e sociale e non abbiamo altra possibilità che quella di navigare a vista, nonostante il bisogno umano di un orizzonte ampio e aperto.  Non tutti poi sono abituati a navigare nelle acque del mondo interno, a guardarsi dentro,  la maggior parte delle persone non prende contatto con cio’ che si muove all’interno prestando attenzione solo ai fatti di cui ha diretta esperienza o al racconto dei fatti sempre più da fonti parziali e spesso fuorvianti, come i social media.  Più o meno consapevoli di quello che si muove fuori da noi e sempre meno consapevoli di quello che si muove dentro di noi.

Parte del mio lavoro è offrire uno spazio, che non è solo fisico, la stanza della psicoterapia e il setting ( predisposta in modo da favorire la presa di contatto con l’interiorità), ma soprattutto uno spazio relazionale, un luogo sicuro per esplorare angosce e vissuti, per trovare una nuova strada , un nuovo percorso da fare insieme. Credo fortemente nelle possibilità della Psicoterapia, altrimenti non ne avrei fatto il mio lavoro. A maggior ragione credo in questa possibilità della relazione in tempi già fortemente depersonalizzanti pre pandemia, attualmente con le difficoltà sempre maggiori di scambio autentico, in sospensione del giudizio.  Ci siamo tutti identificati in un atteggiamento difensivo delle nostre idee, spesso anche aggressivo, ma ci stiamo dimenticando di quanta fragilità e paura  ci portiamo come esseri umani che ci muoviamo nella vita e in condizioni così radicalmente nuove. Mi rendo conto che la psicoterapia non è accessibile per tutti su un piano economico, infatti dovremmo batterci tutti perché la tutela della salute psicologica sia un diritto di tutti, al pari di quella fisica, ma in attesa di sviluppi della società è comunque uno spazio che dovrebbe essere valorizzato .

In questo autunno metto  la mia persona e la mia professione a servizio di chi vuole intraprendere un nuovo viaggio.

Dott.ssa Samanta Martellacci

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