19 Ottobre 2018

Che rabbia! Che cosa posso fare?

Ti capita spesso di sentirti arrabbiata/o  e non sapere perché, o di arrabbiarti per motivi futili con le persone a te più vicine e intime?

Le persone spesso hanno un rapporto difficile con la rabbia. C’ è una tendenza diffusa a reprimerla, oppure a trasformarla in azioni senza darsi il tempo di pensare . Entrambe le tendenze sono controproducenti perché nel primo caso andremo incontro ad un vissuto di frustrazione e nel secondo la soddisfazione è solo parziale, spesso accompagnata dal sentirsi colpevoli in seguito all’azione di cui ci pentiamo .

Da cosa dipende la rabbia?

La rabbia è un’ emozione e come tutte le emozioni ha un grandissimo valore adattivo; senza di essa  la specie umana non si sarebbe potuta preservare fin qua. Immaginiamo l’uomo primitivo che doveva difendersi da pericoli di ogni genere, come avrebbe fatto senza la rabbia? Lo stesso vale per la paura , la gioia , il disgusto etc.  La rabbia è una dotazione psicofisiologica necessaria all’uomo per poter occupare e difendere il suo territorio. Con la parola territorio voglio intendere la propria sopravvivenza e la sicurezza per lui e per le persone più vicine ( in particolare dei propri piccoli), non lo stato o la prorietà privata. L’uomo di oggi non deve tanto occupare un bosco ricco di prede da cacciare e preservarlo  da altri cacciatori, ma piuttosto ottenere un impiego e mantenerlo, far fruttare il suo patrimonio intellettuale o le sue competenze manuali e tecniche per garantire a se stesso e alla propria famiglia la sopravvivenza, oggi potremmo dire un certo benessere.

Che farci allora con questa rabbia?

La rabbia può essere un grande motore , una risorsa e non necessariamente un ostacolo.

Primo passo : IMPARARE A RICONOSCERLA

Sento un certo fastidio, una sensazione spiacevole, il battito accelera, aumenta la sudorazione, il respiro si fa più concitato, mi viene voglia di gridare o di piangere, qualcuno vicino a me mi sta facendo qualcosa che lede la mia persona o i miei affetti. Eccola , è la rabbia.

Certe volte sento rabbia per non sentire la paura o la tristezza o entrambe, in questi casi dovrò imparare a distinguere cosa sento davvero!

Secondo passo :CHE COSA VOGLIO FARE CON QUESTO CHE SENTO?

 Ovvero scegliere, passare in rassegna i comportamenti possibili.

Terzo passo: ESPRIMERLA

Qui è necessario aprire una parentesi, la differenza tra agire ed esprimere. Agire la rabbia non ci è permesso perché spesso è un comportamento lesivo dell’altro o di me stesso:  l’agito inoltre comporta la  mancanza dell’alternativa, della scelta. Si diventa sempre più umani e quindi dotati di libero arbitrio quando si può scegliere come comportarci. Esprimere la rabbia per esempio potrebbe essere dire ad una persona che sentiamo rabbia quando lui o lei fanno o dicono una certa cosa, allontanarsi oppure esprimere quello che vogliamo. In questo caso c’è la presa di responsabilità, scelgo che fare con questa rabbia e non solo di scaricarla all’altro.

La rabbia è sana, sono le relazioni che spesso non lo sono! 

Certe volte è motivata dal contesto relazionale che viviamo ed  è fondamentale per “ difendere “ i propri confini . Di fronte ad un datore di lavoro che ti umilia, ad un collega che si approfitta della tua disponibilità, ad un compagno/ a che non rispetta la tua sfera privata all’interno della coppia, ad un genitore che vuole sostituirsi a te è normale provare rabbia. Cerchiamo di usarla per costruire relazioni che fanno stare bene , o per allontanarci dalle situazioni che ci fanno male.  Cerchiamo di diventare responsabili di quello che sentiamo e di quello che scegliamo consapevolmente di farci.

Dott.ssa Samanta Martellacci

Psicologa, Psicoterapeuta 

Ricevo a Cecina ( Li) e Firenze su appuntamento

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